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10 consigli alle startup (di cui non abbiamo più bisogno)

Consigli

“Segui le tue passioni”, “lavora duramente”, “innova il mercato”: quante volte avrai sentito queste frasi ben impacchettate, offerte come consigli allo startupper di turno? Capiamoci: dare consigli a chi fa business, specie se alle prime armi, è qualcosa di molto nobile. Eppure, negli ultimi anni ce ne sono stati fin troppi. Molti consigli sono diventati così veri e propri cliché, spesso senza alcun legame con la realtà dei fatti. Altri sono totalmente fuorvianti perché validi solo in determinati contesti e non in un ecosistema come il nostro.

In questo articolo raccolgo i 10 consigli di cui non abbiamo più bisogno e spiego perché ogni startupper deve starne molto lontano.

  1. Uno startupper deve proiettarsi nel futuro

Vision è la capacità di proiettarsi nel futuro e anticipare i trend del mercato. Questo, se ci pensi bene, presuppone uno sforzo di immaginazione che non puoi avere, a meno che tu non sia un indovino. Pensare che Steve Jobs o Elon Musk avessero ben chiaro cosa volevano diventare da lì a 10 anni, è pura fantascienza. All’inizio quello che ti servirà è un’idea, anche molto rudimentale, di quello che vuoi fare. Poi il resto, lo capirai solo lavorando. 

  1. La vera forza è il team

Ma come fai all’inizio, quando non potrai permetterti di assumere nessuno? Sarebbe bellissimo avere un team di persone specializzate ognuna nel suo campo, ma spesso non è possibile. Soprattutto quando sei all’inizio, hai bisogno solo di concentrarti sullo sviluppo del tuo core business e sulle risorse (poche) di cui disponi. Poi avrai tempo, se cresci, di assumere. Formare un grande team da subito, finirà per dilapidare ben presto i tuoi soldi. 

  1. Lavoro duro

Nell’immaginario comune, lo startupper è quello che lavora anche a notte fonda per terminare la scrittura del codice che gli cambierà la vita. Il duro lavoro conta, ma troppo spesso ho conosciuto startupper molto impegnati, ma su fronti sbagliati. Se combatti su 10 campi, sei destinato a perdere su tutti. Meglio sceglierne pochi e dare, in questi, il meglio di te stesso. 

Leggi anche: Work life balance: come gestire più aziende senza impazzire

  1. Segui le tue passioni

Tra i consigli più comuni è quello che più insopportabile per me. Se avessi seguito le mie passioni avrei fatto aziende nel mondo degli scacchi o del motociclismo, ma non l’ho fatto perché semplicemente non c’era abbastanza spazio. Cercare un problema reale, sentito da molti (e non solo da te) è decisamente più utile che lasciarsi trasportare dal “vento delle passioni”.

  1. Innovazione come strada maestra

Arrivare prima non è la strada maestra che porta al successo. Sono davvero poche le startup che hanno creato dei mercati da zero. Meglio seguire sentieri tracciati già da altri. I motori di ricerca, per esempio, esistevano ben prima di Google. Mentre la pratica del couch surfing esiste molto prima di Airbnb. Altre aziende, come Apple, sono diventate famose per aver reinventato idee prese da altri, come il mouse, l’mp3 o gli smartphone. D’altronde, informare i consumatori su qualcosa che non capiscono o che non hanno mai visto prima, richiede sforzi e investimenti in marketing che una startup in genere non può permettersi.

  1. L’idea geniale e il successo

In America lo chiamano “overnight success”, la scalata veloce verso il successo di uno startupper. Ma è davvero così veloce? Matt Mullenweg, uno dei creatori di WordPress, smonta con forza questo mito. In un’intervista, racconta i suoi inizi: quando a 19 anni sviluppa la base di quel codice da cui poi nascerà il lavoro di WordPress, la prima versione del software viene poi rilasciata circa tre anni dopo: «Sapevamo di entrare in un mercato pieno, e anche di non essere i primi. Non pensavamo a vendere, ma a creare un movimento di seguaci. Non abbiamo fatto 60 milioni di dollari in 18 mesi».

  1. Essere diversi

Jonathan Ive è l’ex Chief Design Officer di Apple. Uno dei suo mantra è di grande ispirazione:  «È molto facile essere diversi, ma è difficilissimo essere migliori». Il mito dell’essere “diversi” è molto sopravvalutato. Basta guardare alle aziende di maggior successo per notare che hanno una cosa in comune: aver preso una soluzione già esistente sul mercato, trasformandola in qualcosa di superiore. Essere diversi non è un vantaggio competitivo. Lo è invece essere migliori e puoi riuscirci creando un prodotto fatto meglio, comunicandolo in modo più innovativo, ecc.

  1. La mass adoption

“Raggiungere la mass adoption”, quante volte avrai sentito questa frase in un pitch? Anche questo è un cattivo consiglio, specie per uno startupper che non ha neanche i fondi sufficienti per una semplice campagna di marketing. È più saggio invece puntare su pochi prodotti, magari anche più costosi, per un pubblico molto ben targettizzato.

  1. Feedback da familiari e amici

Ottenere feedback da familiari o amici sul tuo prodotto o servizio non ha alcun valore reale. A meno che i tuoi amici e familiari non corrispondano perfettamente al tuo target, cosa che accade raramente. In caso contrario, le loro opinioni sono inutili, e peggio ancora, fuorvianti.

  1. Fare networking

Fare networking è fondamentale. Ma spesso gli startupper non conoscono il vero significato della parola e spendono soldi ed energie per presenziare a eventi in giro per l’Italia senza fare alcuna selezione a monte, sprecando così il loro tempo. Tempo che dovrebbero dedicare allo sviluppo del core business della loro attività.





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