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4 Chiacchiere con Daniele Ratti, Ceo di Fatture in Cloud

Daniele Ratti

Quanti di voi a meno di 30 anni avreste voluto fare un’exit e avere un prodotto, capace di passare da 30mila clienti a 350mila in pochi mesi? Daniele Ratti, 28 anni, è uno degli startupper più interessanti del panorama italiano.

Inizia a sviluppare app dall’età di 15 anni, apre appena 20enne un’azienda che progetta videogiochi. All’epoca studia e lavora e ha poco tempo per dedicarsi alla parte contabile dell’azienda. 

Allora,  “Eureka”, l’idea di un software capace di  gestire in modo automatico e semplice le attività di fatturazione. Si chiama FattureinCloud, crea una startup che viene notata da uno dei big player nello sviluppo di software per la contabilità, Team System che acquista il 51% dell’azienda, lasciando Daniele al timone.

Sono molto orgoglioso di ospitarlo sul mio blog. Daniele, dall’alto della sua grande esperienza maturata, malgrado l’età, offre qualche consiglio utile agli startupper che vogliono seguire le sue orme.

L’unico driver: il miglioramento del prodotto/servizio

Daniele racconta cosa lo motiva di più nella sua carriera di startupper. Spoiler: non sono i soldi o il successo:

«Ho imparato che per costruire una startup e un prodotto che funziona sul mercato, i principali “driver” non sono i soldi, gli investimenti e nemmeno il sogno di fare un’exit. L’unico obiettivo da raggiungere, che determina la buona riuscita di un progetto o il fallimento, deve essere il valore intrinseco del prodotto/servizio che stai sviluppando», spiega Daniele.

Il founder racconta, inoltre, che troppo spesso ha incontrato startupper che bruciano le tappe, ma nel modo sbagliato, “pensano agli investimenti, o alle exit, prima di fare un prodotto funzionante”.

La validazione del mercato

Un altro consiglio che Daniele offre è sulle attività necessarie da realizzare prima di validare un’idea sul mercato. Lui stesso per ogni suo progetto (come per le sue app, alcune delle quali hanno raggiunto oltre 2 milioni di giocatori, come “Nomi, Cose, Città revolution, ndr), ha seguito un approccio lean:

«Ho imparato che è fondamentale validare il mercato, prima di investire troppo e male nello sviluppo di un prodotto che, come spesso accade, non avrà mai clienti. Prima bisogna creare un MVP funzionante da testare poi su una cerchia di utenti limitata (famiglia, amici, conoscenti ecc), e poi estenderlo passo dopo passo».

Feedback, ma con intelligenza

Altra tematica molto sentita dagli startupper è trovare canali per avere dei feedback dei clienti. Daniele mostra un meme sull’argomento. Protagonista è Tim Cook che racconta come sarebbe davvero un iPhone se avesse ascoltato tutti i feedback dei suoi clienti

intervista

Il meme è divertente, ma illustra i rischi di un approccio sbagliato ai feedback: «I feedback vanno ascoltati tutti, eppure ci vuole coraggio a volte nel prendere decisioni impopolari, altrimenti il rischio che corri è quello di defocalizzarti. Allo stesso modo, non ascoltare per nulla i feedback dei tuoi clienti, ti conduce inevitabilmente a creare un prodotto che non serve a nessuno».

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Un errore da non compiere

Alla fine della nostra chiacchierata, Daniele mi racconta un errore fresco fresco, quello di “sopravvalutarsi”, oppure “sottostimare un fenomeno”, che dimostra bene quanto una startup non sia il luogo adatto per chi ama sedersi sugli allori:

«Nonostante ci fossimo preparati per tempo per l’introduzione della fatturazione elettronica, abbiamo sottostimato l’effetto che poteva avere. Questo ci ha obbligato a correre come pazzi, per mantenere alti di standard di qualità. Questo dimostra che anche quando credi di essere preparato, c’è sempre qualcosa che ti è sfuggito», conclude Daniele.

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