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COLLOQUI DI LAVORO: QUANTO CONTANO L’APPROCCIO E LA PERSONALITA’ DEL CANDIDATO?

Uno degli aspetti del mio lavoro che mi diverte e mi gratifica di più è la scelta di nuovi membri del team.

Quest’anno, poi, abbiamo accolto tante risorse ed è stato un fine 2020 di grande rinnovamento e arricchimento del nostro organico.

Cercare e trovare le persone giuste è una sfida da non sottovalutare, soprattutto se la selezione coinvolge persone giovani.

Le nuove generazioni sono il motore di ogni società, perché con loro si scommette sulle possibilità di innovare, rigenerarsi e darsi un futuro migliore.

E la stessa cosa che accade in un’azienda. Senza risorse giovani, anche le imprese o le associazioni o gli enti diventano realtà incapaci di cambiare e crescere.

Il Recruitment in Digital District è affidato ad una professionista e ad un team specializzato, ma io non mi tiro mai fuori del tutto da questo processo.

Soprattutto nelle battute finali, prima della scelta definitiva, voglio esserci anche io e più avanti vi spiego perché.

Negli anni mi sono trovato a incrociare platee diverse di giovani alla ricerca di un ruolo e un’occupazione nel settore digital.

Quello che non è cambiato, soprattutto al Sud, è il fatto che questo mondo non è poi così vasto come si possa credere.

La scelta non possiamo farla su tante persone, perché quelle che arrivano con reali competenze o skill non sono tante.

Settore Digital: livello di competenza ancora sotto le aspettative

Cominciamo con le criticità. Come vi dicevo la scelta non è vastissima.

Ma non tanto sul fronte quantitativo quanto su quello qualitativo.

Nel nostro settore riscontro ancora troppa improvvisazione e profili junior che si auto definiscono esperti di social, digital marketing, programmazione ….

Questa fase di scrematura è importantissima. Non solo per noi, ma soprattutto per i nostri interlocutori e per far percepire loro quanto sia importante – prima di proporsi in una realtà strutturata – l’aver acquisito esperienza e competenze abbastanza solide.

In Digital si comincia con colloqui tecnici

Sulla scorta di queste prime considerazioni, la linea che seguiamo è sempre quella di dare priorità a colloqui tecnici, durante i quali abbiamo bisogno di capire a fondo se ci siano le reali competenze richieste.

Una volta definito il livello di quella risorsa, valutiamo se in azienda ci possa essere qualcuno che segua adeguatamente la nuova risorsa.

Altrimenti rischiamo noi di perdere tempo prezioso e di fare un danno al nuovo arrivato, che in questo modo si brucia facilmente.

Per anni ho dato spazio a diverse attività di Accademy proprio per questa ragione: formare risorse che mi convincevano, ma che sul piano tecnico erano ancora acerbe.

Una punta di orgoglio c’è per aver messo sul mercato dei professionisti che – con la nostra formazione ed esperienza professionale – si sono nel tempo riproposti altrove e spesi al meglio in contesti competitivi dimostrando il loro talento.

Quanto contano l’approccio e l’aspetto caratteriale della risorsa da assumere?

Ma veniamo al punto e torniamo al preambolo dell’articolo.

Come vi ho accennato, per quanto la selezione sia di competenza del mio personale specializzato, c’è una fase in cui voglio esserci anche io.

Ed è il momento in cui si valuta la persona e non il professionista.

Quanto contano l’approccio, la personalità e l’aspetto caratteriale di un candidato che potrebbe entrare nel team aziendale?

Per me, tutti questi elementi hanno un peso notevole.

L’equilibrio aziendale è in cima alle mie priorità e per quanto nel digital contino le competenze, nulla è più prezioso dell’armonia e della stabilità di un gruppo di lavoro.

Scegliere una persona brava che possa però, per carattere e visione, spezzare questo incantesimo è un rischio che non amo correre.

Quello su cui non posso transigere è che la scelta ricada su qualcuno che non abbia spirito di team, di coesione e collaborazione.

Come in tutte le realtà aziendali, così anche nella nostra, non è facile adattarsi ed entrare nello spirito.

Mi correggo, più che non facile non è da tutti.

E noi cerchiamo quei “non tutti”.

Un pensiero sulla Generazione Z che fa capolino nel mondo del lavoro

Ci tengo però a spendere due parole su questa fascia più matura della Generazione Z.

I ragazzi che oggi hanno tra i 20 e i 24 anni e che cominciano a muovere i primi passi sul mercato del lavoro.

Il rapporto con le nuove tecnologie è senz’altro il loro elemento distintivo.

Anche se spesso li trovo più disillusi, perché hanno visto e vissuto a pieno la crisi economica, hanno minori aspettative di noi 40enni, ma non sono ragazzi meno determinati.

Sono molto pragmatici, concreti, forse meno sognatori di noi ma attribuiscono un grande valore all’impegno come motore per realizzare i propri obiettivi professionali.

Hanno capacità di adattarsi, non solo rispetto a quanto il mercato offre, ma anche e soprattutto ai cambiamenti del mondo del lavoro.

Sono consapevoli che le loro competenze vanno continuamente aggiornate e una volta entrati nel mondo del lavoro si predispongono ad un apprendimento continuo e costante.

Amano più di noi i contesti dinamici, sfidanti e innovativi e sono piuttosto propensi a viaggiare e ad incontrare nuove persone.

È un grande privilegio per me incrociare le nuove generazioni e sostenerle in questo difficile percorso che si chiama mondo del lavoro. Sono certo che il futuro, per la maggior parte di loro, sia il digitale perché posseggono competenze avanzate, creatività e spirito di iniziativa.

Diamogli tutti un’opportunità quando possiamo, ma a loro dico “occhio al modo di porsi, armatevi di spirito di collaborazione e affiatamento con il team che incontrerete, perché sarà la vostra nuova famiglia”.





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