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Come convincere un business angel a investire nella tua startup

La prima regola di un buon investitore è non perdere. La seconda è non dimenticare la prima.

Prendo in prestito una citazione di Warren Buffett, il grande investitore americano, per parlarti della mia veste di investitore in startup.

Negli ultimi due anni da business angel ho puntato su due start-up Full Trading Srl, una startup che opera nella vendita online, con portali differenziati per settori. E YOUNG Srl, un business nel mondo dell’editoria che ha ideato un modello di revenue che valorizza il sistema dei couponing.

In entrambe queste realtà sono sia investitore che manager e queste esperienze mi hanno permesso di capire ancora meglio cosa cerca un business angel in un progetto innovativo e cosa vuole sentirsi dire per essere persuaso a scommetterci.

Da qui nasce questo post che spero possa essere utile a tutti gli startupper che hanno delle buone idee e cercano qualcuno che li aiuti a trasformarle in aziende.

Poco carattere, zero soldi

Cosa cercano le persone in genere per essere coinvolte? Credo che questa è la domanda da cui uno startupper  debba partire. C’è una parola “magica”, a mio avviso, ed è entusiasmo.

Il primo aspetto che valuto come business angel è proprio questo: che la persona sia davvero “perseguitata dal demone” dell’impresa, che creda fino in fondo nella sua idea.

Quella del carattere è una componente primaria: solo chi è fermamente convinto in quello che fa, lotterà contro ogni difficoltà che incontrerà e riuscirà a superarle.

La prima domanda che mi faccio, così come tanti investitori come me, è se lo startupper avrà il carattere per poter seguire quel progetto.

Sei sicuro di credere così fortemente nella tua idea?

Se lui non investe prima, perché dovrebbe farlo un business angel

Quando ho iniziato a realizzare i miei primi business, come molti, avevo pochi soldi. Ho investito quel poco che avevo e realizzato delle versioni iniziali dei servizi per testarli presso un numero limitato di clienti.

Per le startup vale la stessa regola. Lo startupper deve investire in prima persona (tempo e soldi) prima di poter pensare che qualcun altro sia disposto a metterci il suo capitale.

Un prototipo funzionante, anche se in piccolo, e il coraggio di metterci per primo la faccia (e le tasche) sono due aspetti che un investitore valuta e che confluiscono con il primo punto da cui sono partito: sei sicuro di credere così fortemente nella tua idea e rischiare il tutto per tutto?

Colpire la pancia del business angel

Sempre parafrasando Buffett, se non capisci qualcosa, allora non investire. Un business angel vuole innanzitutto ridurre i rischi del suo investimento e può farlo più agevolmente se l’idea che gli viene presentata afferisce al suo campo di appartenenza, o comunque è qualcosa a cui è appassionato.

L’investimento, è vero da un lato, è un’attività in cui la razionalità gioca un ruolo. D’altra parte, quando ho investito ho lasciato che fossero anche l’istinto e la pancia a guidare le mie azioni.

Cosa può fare uno startupper per colpire il cuore di un angel? Alla fine, niente di trascendentale. Ci sono alcune tecniche che possono servire, come quella per esempio di studiare bene l’investitore.

Capire chi è, a cosa è appassionato, qual è il suo campo di interesse: in questo i social sono davvero utili. LinkedIn, Instagram e Facebook, sono una miniera di informazioni. Uno startupper deve rifarsi sempre ai dati, sia nelle metriche del business, ma anche quando cerca soldi.

Profilando al massimo l’investitore, ridurrai il numero possibile di rifiuti. Ciò premesso una porta in faccia non deve scoraggiarti: i fondatori di Airbnb, che oggi vale 30 miliardi, hanno ricevuto ben sette “NO”, prima che qualcuno si degnasse di aprire uno spiraglio.

Oggi quel qualcuno è molto felice di aver creduto nell’idea!

Qualche trucco per convincere un angel

Il cuore e la mente di un investitore non sono poi un mistero. Uno startupper può facilmente mettersi nei panni di un business angel e adottare alcune strategie per convincerlo a credere in lui.

Provo a sintetizzarle in cinque punti:

  1.   Prepararsi bene: che significa studiare bene il mercato e profilare al massimo l’investitore
  2.   Fare una buona presentazione: le 10 slide di Kawasaki, il braccio destro di Steve Jobs in Apple nei primi anni, è un buon modello da cui partire.
    Qui un trucco è fare presentazioni furbe, lasciando cioè dei punti sospesi che portano l’investitore a porre delle domande, a cui saprai rispondere perfettamente.
  3.   Seguire dei trend: se uno startupper riesce a dimostrare che ci sono altri investitori che hanno già messo tanti capitali nel settore in cui lui vuole puntare, avrà più chance di convincere il business angel a seguire l’onda.
  4.   La forza dei numeri: sono quelli a convincere maggiormente, più di ogni altra parola. Quindi arricchisci la tua presentazione di dati e statistiche, senza esagerare!
  5.   Vai carico: arriva al giorno della presentazione, fisicamente apposto, con una buona giornata di riposo. Sarai più lucido e meno ansioso e questo ti aiuterà con l’investitore.

Come posso aiutarti io se hai un’idea? Innanzitutto, puoi scrivermi per avere consigli. Oppure se cerchi un sostegno di una rete di professionisti esperti in materie finanziarie, puoi rivolgerti a Elteide, ed entrare a far parte del nostro programma di investimenti.





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