Menu Chiudi

Fallimento: 3 cose da fare quando cadi (per non farti troppo male)

fallimento

Per diventare impeccabile devi essere fallibile. Sembra un controsenso, ma non lo è. Un imprenditore bravo non è chi trasforma in oro tutto quello che tocca, ma chi sa gestire le emozioni, soprattutto quelle negative, che sono inevitabili durante il percorso in caso di fallimento.

Il lavoro sulle emozioni negative – per esempio dopo una caduta, un fallimento – diventa la vera “value proposition” di un imprenditore e, per estensione, della sua azienda.

Quando ho creato 200DigitalDistrict, il laboratorio per progetti innovativi nel digital marketing, ho cercato di trasmettere ai miei collaboratori proprio questo messaggio: “Per diventare impeccabile, devi essere fallibile”. Solo chi lo sperimenta sulla sua pelle può capire davvero il senso di questa frase.

Per fallire “in modo leggero”, senza ripercussioni devastanti sulla tua vita e la tua carriera, occorre tuttavia analizzare il dolore che comporta. Da quest’analisi, puoi poi ritrovare la forza per evitare di sperimentare di nuovo quelle stesse emozioni. 

Il mito del fallimento funziona (fino a un certo punto)

Come probabilmente saprai, si è creata tutta una letteratura, e anche una sorta di mitologia, attorno al concetto di fallimento. Ci sono articoli, storie, libri, che raccontano come molti imprenditori di successo sono prima passati attraverso uno o più fallimenti. Tra le più gettonate c’è per esempio l’esperienza di Next che ha visto Steve Jobs fare un primo grande passo falso nella sua carriera. Si citano poi spesso i casi di Amazon e Google che hanno alle spalle decine e decine di progetti falliti clamorosamente.

Basta pensare al disastro del social Google Plus, che non è mai decollato, o ad Amazon che ha buttato miliardi di dollari in progetti come Dash, i pulsanti che offrivano un modo per ri-ordinare un oggetto su Amazon una volta consumato. Oppure a quello che è considerato il più grande disastro nella carriera di Bezos, il Fire Phone, il telefono nato e fallito nel giro di un anno, che è costato una svalutazione di 170 milioni di dollari (su Business Insider si parla di tutti gli altri fallimenti di Amazon).

Il mito del fallimento ha anche casi con un lieto fine: uno dei più recenti è di sicuro Rovio Entertainment, l’azienda che ha creato Angry Birds. Un successo arrivato al 52esimo tentativo, dopo 51 giochi che non erano riusciti a incontrare i gusti del mercato: 

«Per i primi sei anni è stata molto dura. Siamo riusciti a portare sul mercato più di 50 giochi diversi, ma nessuno di loro ha avuto successo. Stavano per finire soldi e risorse e nel 2009 mancava poco alla chiusura per bancarotta. Poi è arrivato dicembre 2009, con il 52esimo gioco, e questo ha cambiato tutto », è una dichiarazione dell’ex Ceo di Rovio, Pekka Rantala.

Di sicuro queste sono storie che aiutano a ridimensionare il fallimento a inserirlo nel contesto più giusto. Eppure prenderle “alla lettera” è sbagliato. La tua startup non avrà mai i mezzi di Google o di Amazon. 

Fallire sarà inevitabile anche per te, come lo è stato per me, ma non bisogna mai farlo a cuor leggero: ogni volta che sono caduto, prima avevo svolto un lungo lavoro su un’idea: dalla strategia, all’analisi del mercato ecc. Avevo dato, insomma, tutto me stesso nella fase delle preparazione del progetto. Solo dopo un lavoro di questo tipo, il fallimento può indicarti davvero la strada del miglioramento. A questo proposito è molto interessante, e la condivido in pieno, la riflessione di Massimo Mantellini su Startupitalia!.

Leggi anche: Successo e fallimento di una startup dipendono da un solo elemento, scopri quale

3 cose da fare quando cadi

La sfida per un imprenditore, come ti ho anticipato all’inizio di quest’articolo, risiede nella capacità di gestire le emozioni negative che derivano dal fallimento. Per farlo, deve capire innanzitutto quali aspetti del fallimento può lasciarsi scivolare addosso e su quali invece concentrarsi. 

Una volta individuati, avrà poi bisogno di analizzarli e farne tesoro. Ecco tre cose che puoi fare per facilitare questo processo.

Condividi il fallimento

Parlare con persone, altri imprenditori per esempio, del tuo fallimento aiuterà a sollevarti. Per questo entra a far parte di un network di startupper, imprenditori, dei quali puoi fidarti e ai quali puoi raccontarti con autenticità.

Non buttare tutto alle ortiche

Anche nel progetto più disastroso, sicuramente non hai fatto tutto male. Individua dei campi specifici (prodotto, marketing, risorse umane) e per ognuno estrapola l’errore che hai commesso. Confrontati con il tuo team e metti nero su bianco l’errore, per non ripeterlo in futuro.

Cerca le chiavi del fallimento in te stesso

Le cause di un fallimento sono quasi sempre relativi alla propria persona. Riguardano spesso comportamenti sbagliati che tendiamo a riprodurre in modo automatico: per esempio, la troppa ansia, la fretta, una cattiva gestione dei rapporti umani, la poca chiarezza, l’incapacità di delegare o di fare scelte ecc. I motivi del fallimento sono sempre dentro di te, provare a cercarli altrove non ti aiuterà a crescere.

Leggi anche: Fallimento: cosa si impara dagli errori di Jeff Bezos, Steve Jobs e Jan Koum





Shares