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In Italia arriverà mai la settimana corta di lavoro? Le ragioni per cui non se ne parla ancora

Settimana-Corta-Lavoro_CarminePappagallo

Avevo preparato, per il mio appuntamento settimanale con il Blog, una riflessione da condividere con voi sul perché in Italia non si parli ancora di una possibile settimana corta di lavoro e su una più flessibile distribuzione delle ore lavorative nell’arco della settimana.

La guerra in Ucraina ha, in poche ore, ridefinito tutte le priorità e la prospettiva da cui analizzare le dinamiche economiche e politiche dell’Europa, dell’Italia e del mondo intero.

E in queste ore forse, qualunque osservazione su ogni genere di tema, può sembrare obsoleta e superflua.

Detto questo non sono però certo un esperto di politica internazionale e resto del parere che, nonostante i timori delle conseguenze della guerra, il complesso tema del mondo del lavoro in Italia meriti di essere costantemente sotto i riflettori perchè non è più rinviabile su troppi fronti e non è possibile continuare a restare indietro in Europa.

Settimana corta in Belgio

Lo spunto per questa riflessione nasce dall’ennesimo Paese europeo che, qualche giorno fa, ha adottato la settimana corta di lavoro: in Belgio i lavoratori potranno distribuire le loro ore in quattro giorni anziché cinque. L’intesa raggiunta nel governo federale sulla riforma del lavoro ha rivoluzionato alcuni dei principi applicati ai dipendenti.

Una nuova flessibilità pensata anche come supporto alla genitorialità. I dipendenti potranno chiedere di lavorare per più ore durante una settimana per poi farne meno in quella successiva.

Ricordo che soluzioni del genere, negli ultimi anni, sono state adottate anche in Islanda, in Olanda, in Norvegia, in Danimarca. In Francia la settimana lavorativa è stata portata da 39 ore settimanali a 35 ore nel 2002. In Spagna è previsto un progetto sperimentale di 3 anni che porta la settimana lavorativa a 4 giorni con lo stesso stipendio e coinvolgendo alcune aziende che saranno tuttavia sostenute dal governo.

Perché in Italia non c’è ancora neanche un confronto su questo tema?

Prima di rispondere a questa domanda, ragioniamo innanzitutto su quali siano le ragioni che spingano un Paese ad adottare una riduzione dell’orario di lavoro.

In Italia la settimana lavorativa corta è ben lontana dalla sua applicazione.

Al momento gli unici due esempi nel nostro Paese sono solo due aziende internazionali con sede a Milano che applicano lo stesso salario per quattro giorni di lavoro.

Riflettiamo sul fatto che tra le principali ragioni per le quali un Governo sceglie di adottare manovre in questo senso ci sia soprattutto la volontà di determinare un aumento dei consumi.

Più giorni liberi per lavoratori e famiglie uguale maggiore possibilità di svago, più tempo a disposizione per effettuare consumi e destinare risorse al tempo libero.

Ma in Italia la popolazione potrebbe permetterselo?

Nel nostro Paese il rischio concreto sarebbe che in quella giornata in più libera alla settimana, la maggior parte della forza lavoro valuterebbe di investirlo in lavoro extra, così come già adesso avviene il sabato e per alcuni addirittura la domenica.

Il reddito medio pro capite italiano non consente di destinare più risorse economiche a consumi extra.

Ma anche sul piano culturale non siamo pronti.

Tutto questo non sarebbe intercettato come un’opportunità per dedicarsi alla vita sociale perché non siamo stati in grado di coltivare nel nostro Paese una reale cultura del tempo libero.

Anche la mentalità della forza lavoro sul piano della produttività non è pronta.

Si dovrebbe investire anche nella formazione. Siamo ancora troppo orientati a misurare il lavoro con il tempo e non con il risultato. Avere un orario preciso di lavoro è l’antitesi della produttività.

Siamo già così in ritardo nel panorama internazionale. La distribuzione delle ore di lavoro e il tempo che gli viene dedicato dovrebbe essere immediatamente collegato alla finalizzazione del progetto a cui si è destinato.

Il nostro piccolo passo in Digital

Noi in 200 Digital District – già da qualche tempo – abbiamo adottato la soluzione di un venerdì corto che dà la possibilità ai miei collaboratori di godere di un fine settimana più lungo da dedicare al tempo libero e alla famiglia.

Non ho nessuna resistenza in merito, in qualità di imprenditore, ma parto dal presupposto che il cambiamento debba avvenire su più fronti. Su quello economico appunto (deve esserci una reale possibilità economica di godere di quel maggior tempo libero) e su quello culturale. I lavoratori devono interiorizzare un approccio diverso al lavoro che non sia strettamente legato all’orario ma ribadisco al risultato.

Questo cambierebbe completamente lo scenario e accelererebbe il cambiamento a cui dobbiamo puntare per una maggiore produttività e più libertà di conciliare vita privata e vita professionale.

Per il benessere di tutti.

A questo punto non mi resta – mai come in questa occasione – che augurarvi un buon week end.

 





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