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Intelligenza artificiale: le startup più sorprendenti

«L’intelligenza artificiale sarà l’ultima versione di Google. Un motore di ricerca capace di capire quello che vuoi esattamente e offrirti la cosa giusta nel momento giusto», è una dichiarazione recente di Larry Page, l’inventore di Google.

La sua azienda, come tutti i giganti del web vira con decisione sulle tecnologie dell’intelligenza artificiale, mettendo nel mirino tutte le startup focalizzate sull’apprendimento automatico e sulla creazione di reti neurali.

D’altronde il bacino in cui pescare è davvero vasto: sono tante le startup nel campo che dall’America, alla Cina, e anche nel nostro Paese, hanno trovato soluzioni incredibili, che sarebbero state impensabili fino a pochi anni fa.

In questo post riporto alcune delle case history che più hanno colpito la mia attenzione in questi anni.

SenseTime

La startup cinese è la più ricca azienda di AI al mondo. Ha raccolto 600 milioni di dollari in un solo round e ha una valutazione di oltre 3 miliardi. Il suo core business è ancorato a un sistema di riconoscimento facciale, tra i più all’avanguardia al mondo. Sensetime collabora oggi con più di 400 aziende nel mondo (dal fintech, all’automotive, fino alla vendita). Con una di queste, Suning, ha sviluppato un sistema che trasforma il riconoscimento facciale in uno strumento di digital marketing, legandolo allo shopping online. Allo stesso tempo è attiva su altri progetti, come Viper, un sistema che incrocia i dati di migliaia di telecamere per aumentare la sicurezza, e sta investendo sulla guida autonoma in partnership con Honda.

InsideSales

In poco tempo InsideSales (250 milioni di dollari raccolti) ha saputo catturare l’attenzione di grandi aziende come Microsoft, che ha più volte investito nella startup. Cosa ha ideato? Un algoritmo di analisi predittiva che unisce machine learning e data mining per aiutare i venditori. Analizzando dati, l’algoritmo di InsideSales indica al venditore chi sono i suoi potenziali consumatori e anche qual è il momento giusto per contattarli e chiudere le trattative. Inoltre, la piattaforma è in grado di indicare, tra i clienti, quali potenzialmente sono destinati a lasciare l’azienda e quali altri invece continueranno a comprare.

VIV

Non poteva mancare VIV nella mia personale classifica. Il papà della startup è Dag Kittlaus, inventore di Siri, il celebre assistente vocale che si adatta a ogni dispositivo Apple. Qualche anno fa, Dag ha riunito i suoi sviluppatori per fare qualcosa di ancora più sorprendente. Si chiama VIV ed è una versione più smart di Siri, che comprende anche richieste molto complesse. Nella presentazione, Dag, per esempio, chiede all’assistente virtuale: “Farà più caldo di 21° nelle vicinanze del Golden Gate Bridge alle cinque del pomeriggio di dopodomani?”. Oppure di ordinare semplicemente una pizza, come un taxi. VIV oggi è proprietà di Samsung, che ha acquistato la startup nel 2016.

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Liquidweb

C’è anche un’italiana che mi piace citare tra le aziende di successo nell’AI.  Liquidweb, che quest’anno ha chiuso un round di 2.5 milioni di euro, è una startup di Siena specializzata nella creazione di software sull’interazione uomo macchina. Il suo prodotto di punta si chiama Brain Control, una tecnologia che promette di utilizzare le onde cerebrali dei pazienti affetti da problemi motori, per aiutarli a muovere la propria sedia a rotelle e a comunicare, interagendo con amici attraverso email e sms.

Queste sono le startup che più hanno colpito la mia attenzione. Negli anni mi sono avvicinato molto all’intelligenza artificiale, come imprenditore e investitore. Proprio in questo campo ho lanciato Laila, il chabot dal cuore umano, che comprende le emozioni degli utenti e favorisce le attività di customer care, lead generation e remarketing. Laila ha da poco lanciato una campagna di crowdfunding, clicca qui se vuoi sapere di più.





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