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La Formazione aziendale a distanza? Bocciata almeno quanto lo Smartworking!

Mercoledì sarò a Milano per formare una nuova squadra commerciale destinata al lancio di nostri servizi digital.

Per quanto l’organizzazione non sia stata delle più semplici, ci ho tenuto tanto – in questa occasione – ad incontrare e confrontarmi di persona con i collaboratori a cui affiderò questo nuovo progetto di vendita.

Pensare che fino ad un anno fa la formazione era il nostro pane quotidiano, uno dei momenti più preziosi per le nostre aziende!

Uno spazio catartico dove – grazie al contatto diretto e all’incontro in aula – non si trasferivano solo mere nozioni, ma ci si misurava in un confronto sulle migliori strategie da mettere in campo per un prodotto o un servizio.

Purtroppo da quando è iniziata la pandemia, anche noi aziende, così come gli studenti, ci siamo dovuti piegare all’e-learning.

Sì, ho scritto piegare!

Perché anche nel caso della formazione aziendale, il lavoro gestito attraverso piattaforme digitali è stato un ripiego, la sola alternativa possibile ma mai la strada migliore.

Il lockdown, le misure restrittive per il contenimento del virus, non hanno lasciato molte chance sulle modalità di fare formazione e anche in questo caso la tecnologia è corsa in nostro aiuto.

Ma quanto abbiamo perso? Cosa ci ha restituito la formazione gestita a distanza?

Vi ho già raccontato la mia opinione sullo smart working, elencandovi tutte le motivazioni per le quali non lo sostengo e non lo sceglierò come opzione quando l’incubo Covid sarà finito.

Nel caso della formazione aziendale, la mia linea è sempre la stessa.

Fare formazione su Zoom o su piattaforme di e-learning è un po’ come è stato fare il Festival di San Remo senza pubblico. Tutto si può fare, ma il risultato finale non è lo stesso.

So che non tutti l’hanno considerata una esperienza negativa. Sono tante le organizzazioni che hanno apprezzato il valore che ha l’e-learning, a tal punto da mostrare interesse a utilizzare il digitale anche in periodi di normalità.

Da un’indagine condotta da Cegos Italia lo scorso anno nell’area Risorse Umane e Formazione, 4 realtà su 10 si pronunciarono favorevoli a continuare la formazione sull’online e sul digitale. Il 59% dei casi privilegerà un approccio blended, con un apprendimento misto che combina il metodo tradizionale in aula con attività online.

Voglio tornare a riempire i miei spazi formativi in Digital District

Io francamente non vedo l’ora di tornare alla formazione tradizionale.

Tra i primi spazi che avevo concepito in Digital District c’erano proprio quelli destinati alla formazione e ai meeting.

Dopo 12 mesi di pandemia, quella di mercoledì a Milano sarà una delle poche occasioni dove potrò tornare a guardare negli occhi le persone che ci ascoltano per essere indirizzate nel loro lavoro.

E non vedo l’ora.

Almeno 3 buone ragioni per cui non amo la FAD

Banale ma importantissimo: la prima crepa che si crea con la formazione a distanza è quella nelle interazioni tra il formatore e l’aula.

Sia in termini quantitativi che qualitativi, i momenti di reale contatto sono limitatissimi.

E il formatore non ha mai una chiara percezione sull’effettivo apprendimento.

Quanto meno andrebbe ripensata in termini progettuali e organizzativi la formazione sulle piattaforme di e learning.

Se infatti è vero che il passaggio a una dimensione virtuale libera risorse importanti (come il tempo e gli spostamenti) non è praticamente possibile trasferire i modelli della formazione in presenza nella dimensione digitale.

Non è da trascurare neanche l’efficacia della Fad. La mancanza di un formatore che in aula può adattare i contenuti al contesto in cui si trova e alla platea che incontra, ha determinato in questi mesi anche un calo delle partecipazioni e adesioni ai corsi di formazione non obbligatori.

L’ultima ragione è il semplice “sentire” di chi fa formazione e di chi la segue. Nessuno dei due riesce a dare il massimo e a comprendere le esigenze di approfondimento e chiarimento.

Chi trasferisce i concetti, chi fa il formatore ha bisogno di guardare le persone negli occhi, sentire la platea è fondamentale.

Le idee proposte in Digital District

Nonostante la mia idea, anche in questo caso ci siamo chiaramente adeguati alla situazione di emergenza.

Dove abbiamo potuto, ci siamo ritagliati dei momenti formativi in presenza con piccoli gruppi e con le dovute misure di protezione.

Ma sul fronte formazione on line abbiamo messo in campo qualche idea nuova che pare stia funzionando di più.

Abbiamo preferito a dei corsi di formazione on line lunghi e continuativi, delle “pillole” di formazione della durata massima di un’ora e mezza.

Un modo di fare Fad più produttivo sia per il formatore che per l’interlocutore.

Questa alternativa sta funzionando di più e intendiamo proseguire su questa strada, almeno fino a quando non sarà possibile tornare tutti in aula dove ognuno per il ruolo che ricopre riuscirà senza dubbio a dare il meglio di sé.

 





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