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La rivoluzione tecnologica danneggia il Pianeta. Si può intervenire, ma si deve cominciare subito

La settimana è stata lunga e dal ritmo serrato. Abbiamo segnato un altro traguardo con il passaggio di Keelt in S.p.a., grande fermento in Insem per il re branding, nuovi progetti da studiare ma…

Ma non è passato inosservato il tema centrale di questi giorni: la Giornata dedicata alla salvaguardia del pianeta e la relazione ormai strettissima che c’è tra le aziende che stanno portando avanti la rivoluzione digitale e l’inquinamento sulla Terra.

E’ arrivata, già da qualche anno, la nostra doverosa riflessione sulla corsa contro il tempo che abbiamo davanti per limitare i danni ambientali.

Come possiamo contribuire noi che non siamo solo i fruitori della tecnologia, ma che ne siamo soprattutto i fautori?

Sembra contraddittorio il fatto che spesso ci soffermaiamo sulla sostenibilità dei progetti che studiamo e sosteniamo, per poi essere quelli che alimentano danni imponenti al Pianeta.

Tutto quello che stiamo vivendo, la meraviglia della digitalizzazione (anche accelerata dalla pandemia), la velocità delle comunicazioni, hanno un costo molto alto.

Questa rivoluzione digitale non è gratis.

La tecnologia per quanto fantastica, va usata in modo intelligente e con buon senso. Energeticamente produce consumi altissimi. E’ la fonte del 4% della CO2 totale emessa sul Pianeta.

Per farvi percepire di che numeri parliamo, basta sapere che il trasporto aereo copre il 2%, mentre quello leggero l’8%.

Il digitale ha dunque un peso veramente importante.

Il tema sulla connessione tra tecnologia e rispetto per il pianeta si è alimentato nell’ultimo anno soprattutto in seguito ad un dato.

Nel 2040 il settore dell’Information Technology potrebbe arrivare a pesare per il 14% delle emissioni globali di carbonio.

L’invio di 65 email genera tanta Co2 quanto un chilometro percorso in auto, mentre se si calcolano l’insieme di tutte le operazioni fatte in Rete si raggiunge lo stesso inquinamento generato dall’intera aviazione civile mondiale.

Questo secondo i dati forniti dall’Environment Program delle Nazioni Unite.

Come dobbiamo muoverci e cosa possiamo fare?

Un primo passo potrebbe essere senza dubbio quello di pensare a Data Center ad emissioni zero.

Ci sono già diversi esempi nel mondo e uno è presente anche in Italia, in provincia di Bologna. L’unico tra l’altro del Sud Europa ad elaborare dati a emissione zero.

Parliamo di strutture che hanno rinunciato completamente all’utilizzo di dischi meccanici in favore degli SSD, oppure che hanno utilizzato il legno per un abbattimento del consumo per raffreddamento.

Anche il 5G, la connettività mobile di quinta generazione, potrà contribuire ad una tecnologia dal minore impatto ambientale con l’ampia larghezza di banda e il basso tempo di risposta.

Con il 5G ci si sta dirigendo proprio verso l’ottimizzazione di qualunque attività. Anche l’attivazione di determinati strumenti solo nel momento in cui servono davvero (come un lampione acceso per esempio).

E poi chiaramente le buone pratiche legate al 5G ci potranno aiutare nell’utilizzo “intelligente” di tutte quelle risorse che ormai sono scarse e lo diventeranno sempre di più, in particolare l’acqua.

Così come anche nel minore inquinamento delle città grazie a vetture connesse che potranno sfruttare il 5G per ragioni di sicurezza ma anche per massimizzare le funzionalità.

Ci vuole un punto di incontro tra transizione digitale ed emergenza climatica

La sostenibilità ambientale è un tema verso il quale, proprio il settore IT, sta mostrando grande attenzione e sensibilità.

Non ci siamo voltati dall’altro lato cavalcando l’onda del successo e della tecnologia come un bene di cui nessuno più riesce a fare a meno.

Negli ultimi anni molte imprese hanno adottato strategie aziendali innovative per ridurre la loro impronta ecologica.

Va detto che però parallelamente anche i consumatori, con le loro azioni quotidiane, sono responsabili dei cambiamenti climatici e devono dare il loro contributo.

Questa corsa non la possiamo fermare, ma possiamo cambiare il modo di correre.

Ci sono diverse piccole abitudini che possono fare la differenza, come essere in modalità risparmio energetico, utilizzare una bassa o media illuminazione, guardare video e film in download piuttosto che in streaming.

E ancora liberarsi di newsletter che sappiamo non leggeremo mai. Preferire a centinaia di e-mail telegrafiche l’invio di mail più lunghe ma contenute nel numero.

Evitare, quando possibile, l’uso della webcam durante le videochiamate.

Questi sono solo alcuni spunti ed esempi che dico a voi e a me stesso, come consumatore e imprenditore.

Ma è un lavoro necessario che va fatto a tutti i livelli, per non leggere, neanche per un secondo, nella tecnologia un nemico.

La tecnologia è il nostro presente e il nostro futuro e la dobbiamo preservare dai danni che potrebbe causare.

 





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