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Le 3 più grandi frodi nel mondo startup (e cosa ci insegnano)

Frodi

Hanno raccolto milioni di dollari, con tecnologie che sembravano rivoluzionare il mondo, ma erano solo dei grandi fake, delle frodi enormi che hanno fatto perdere soldi a tanti investitori e sconfessato gli articoli dei più grandi giornali di business.

Ecco le tre frodi più incredibili delle startup e cosa possono insegnarci.

Theranos e “l’imbroglio del sangue”

Quella di Theranos era una storia troppo bella per essere vera. Una ragazza di talento e una tecnologia rivoluzionaria: un sistema che prometteva di reperire tantissime informazioni sulla salute di una persona da un mini prelievo del sangue, un semplice pizzico sul pollice del paziente.

Nei primi anni, la startup è sulla bocca di tutti: la fondatrice, Elizabeth Holmes, riesce a raccogliere la cifra monstre di 1 miliardo di dollari, mentre tutti i giornali la celebrano (Forbes, Business Insider, Inc.com ecc).

Peccato che la soluzione proposta non abbia mai funzionato. La Ceo viene accusata di falsificare i test e di aver mentito agli investitori sui risultati. Alla fine, la sua soluzione, prendere quantità microscopiche di sangue per avere dati attendibili, si rivela non solo complessa da attuare, ma impossibile.

La Holmes, insieme ai suoi soci, viene condannata a una multa di due milioni di dollari e a 20 anni di prigione.

Cosa insegna la sua storia? Mai spingere il piede sull’acceleratore nella fase di test dell’idea. Raccontare frottole in questa fase delicata, oltre a essere perseguibile penalmente, è anche inutile: il prodotto prima o poi dovrà andare sul mercato e se è un fake, il fallimento è solo ritardato.

The Honest Company, molto poco “honest”

Anche The Honest Company ha tutti gli elementi per essere una grande storia di successo. Una founder amatissima, l’attrice Jessica Alba, un’idea che sembra di valore (creare prodotti per l’igiene della persona e della casa, senza sostanze chimiche di sintesi) e tantissimi investitori che “mettono sul piatto” quasi 500 milioni di euro.

Eppure, anche questa storia finisce nelle aule dei tribunali. Nel 2017,  la compagnia viene accusata da un’associazione di consumatori di dare informazioni mendaci sui suoi prodotti. La startup nega ogni accusa, sostenendo che i suoi prodotti, dai dentifrici ai detersivi, sono “puliti”.

Peccato che test indipendenti dicono proprio il contrario: ci sono eccome prodotti chimici, tra i quali molti anche tossici per le persone e l’ambiente.

La vicenda non si è ancora conclusa, la startup ha pagato quasi otto milioni di spese processuali e ha cambiato le informazioni sulle etichette dei prodotti. Un’ammissione di colpa?

La storia ha tanto da insegnare soprattutto alle startup che lavorano in ambito wellness e foodtech. Bisogna pesare le parole: i consumatori oggi sono molto più attenti di ieri, soprattutto sulle tematiche alimentari, e anche un rigo errato, può avere conseguenze devastanti.

Hampton Creek e le scorciatoie che fanno male

Altra storia che ha dell’incredibile è quella di Hampton Creek, startup americana diventata famosa sulla stampa per aver creato le uova “senza uova”. La startup di Josh Tetrick si specializza in prodotti vegani, e raccoglie 240 milioni di dollari, da alcuni grandi investitori come Marc Benioff, il capo di Salesforce, azienda leader nel cloud e nell’automation marketing.

Uno dei primi prodotti che il team lancia sul mercato è una maionese vegana, venduta anche da grandi catene come Walmart. In un primo momento le vendite decollano, ma poi arrivano le prime accuse: la startup ha impiegato un numero di “contractor” che avevano il compito di comprare i prodotti dell’azienda e svuotare gli scaffali.

Di fronte alle accuse di aver gonfiato le vendite, il Ceo risponde che la sua era un’iniziativa voluta per “monitorare la qualità dei prodotti”, ma pochi hanno creduto alla sua versione.

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