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Pensiero laterale: le tecniche che migliorano il problem solving e 3 frasi che ispirano

pensiero laterale

Devi andare da un punto A ad uno B. Che strada scegli, una scorciatoia o il percorso più complesso? La risposta più facile è la “scorciatoia”. Così ragiona la nostra mente quando si trova a dover risolvere un problema. Si chiede qual è l’azione più logica e immediata da fare, e quella che garantisce il minore spreco di energia.

Il pensiero laterale invece è un approccio diverso, una serie di tecniche che se sai usarle ti aiutano a potenziare la creatività e a trovare una tua soluzione a un problema, lontana dal senso comune. E in molti casi anche più efficace di altre.

Spesso mi capita di usare il pensiero laterale per risolvere questioni complesse oppure ideare una strategia di marketing o un nuovo business. Ecco perché lo faccio e quali sono i benefici che ne ho tratto.

Leggi il post fino alla fine, ci sono tre frasi del padre del pensiero laterale, lo psicologo maltese Edward De Bono, che possono esserti di ispirazione.

Senza il pensiero laterale non sarebbe nata Whatsapp

Se come me ami le biografie dei grandi imprenditori, potrai notare come molti abbiano utilizzato il pensiero laterale per ideare i loro business. Alcuni in modo intuitivo, altri usandone le tecniche. Una storia che mi piace raccontare è quella del papà di Whatsapp, Jan Koum. Nel 2009 pensa a un’app molto semplice: l’idea è quella di permettere agli utenti di modificare la rubrica del telefono e inserire status, del tipo “sono in palestra”, o “sono al lavoro”.

L’idea piace, ma gli utenti dopo un po’ iniziano a utilizzare l’app in modo diverso, facendosi domande e risposte, insomma comunicando attraverso i loro status. È allora che Koum capisce che ha creato involontariamente un servizio di instant messaging.

Se Koum fosse rimasto legato alla sua idea originale e non avesse spostato “il focus” del suo ragionamento da un percorso all’altro, molto probabilmente non avrebbe creato Whatsapp, e peggio ancora si sarebbe incaponito in un’idea senza alcun futuro.

In altre parole, Koum ha usato il pensiero laterale per spostare la sua idea da un campo a un altro, tradendo in qualche modo se stesso. Ed è proprio il “tradimento” di se stessi l’ostacolo maggiore a chi prova a sfruttare il pensiero laterale.

Pensiero laterale, alcune tecniche

Premetto che non mi definisco un esperto della materia ma sono un appassionato e ho letto diversi libri del settore. Informandomi, ho imparato che esistono tante tecniche per usare il pensiero laterale. Ti racconto quello che uso e che mi hanno portato i migliori risultati in termini di creatività e problem solving.

Elimina le scorciatoie

Quello che di solito faccio quando mi trovo davanti a un problema da risolvere è quello di eliminare le soluzioni più semplici che la testa mi propone in automatico. La mente tende infatti a creare dei meccanismi per semplificare le cose, andando alla ricerca di soluzioni che hai già adottato o visto.

Il rischio di questo atteggiamento è di finire nelle trappole di quelli che sono definiti “bias cognitivi”, ovvero delle certezze che hai per un’eccessiva fiducia in te stesso. Queste spesso si rivelano sbagliate, frutto di pregiudizi, piuttosto che di una reale sperimentazione.

Per non incappare in questo rischio, mi appunto a mente o su carta (se sei agli inizi meglio farlo nero su bianco) tutte le soluzioni fin troppo semplici che mi arrivano alla mente e le accantono.

Fai come l’inventore dell’ovetto Kinder

Dopo aver eliminato le scorciatoie, mi allontano dall’idea e provo a fare associazioni strane, mescolando campi apparentemente diversi tra loro. Questa è una tecnica che può condurre alla nascita di idee innovative. Un esempio lampante del successo di questo approccio è l’ovetto Kinder, nato dall’associazione tra un “dolce” e “un giocattolo”. L’invenzione appartiene a William Salice, il responsabile dello sviluppo dei prodotti Ferrero, scomparso nel 2016.

Quella di fare associazioni è tuttavia solo una tecnica, puoi usarne anche altre. L’importante è che tu inizi a creare la tua lista di ipotesi inverosimili, che poi rileggerai a mente fredda. Potresti trovare lì nascosta l’idea che fa la differenza nella tua campagna di marketing, quella che ti consente di distinguerti dai competitor e stupire i tuoi consumatori.

Riformula il problema

Non trovi la risposta? Cambia la domanda! L’ultima delle tecniche che utilizzo per attivare il pensiero laterale è quella di cambiare la prospettiva del problema: puoi farlo agevolmente cambiando la domanda che fai a te stesso.

Se ti stai chiedendo per esempio, “quale strada tra A e B devi percorrere”, chiediti se sei obbligato a scegliere una delle due, se non ci sono stradine laterali che puoi provare. In altre parole, cambiare domanda ti consente di avere più soluzioni davanti agli occhi e poterle sperimentare per capire qual è la più efficace.

Altro modo per riformulare il problema è di compiere il percorso a ritroso. Partire dalla fine, per esempio dal risultato che ti aspetti da una campagna di marketing, e risalire all’indietro, passo dopo passo, fino ad arrivare all’inizio del “nodo”.

3 frasi del papà del pensiero laterale

Come ti ho promesso condivido con te tre frasi del papà del pensiero laterale che mi piace rileggere a volte per trovare ulteriore ispirazione, quando mi trovo di fronte a una nuova sfida da affrontare.

«È meglio avere tante idee seppur alcune sbagliate, che avere ragione senza avere nessuna idea».

«Ci sono molti più pericoli nei pregiudizi che si fondano in apparenza sulla logica, che in quelli che sono riconosciuti come emozioni».

«Una discussione dovrebbe essere un tentativo genuino di analizzare un problema, invece che una battaglia tra due ego».

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