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Quanto sta funzionando Resto al Sud?

Resto al sud - quanto sta funzionando

In questi ultimi anni, una delle misure di sostegno alle imprese, più ambita e più pubblicizzata, è stata senza dubbio Resto al Sud.

Oggi ne voglio parlare perché a valle di questa prima ondata ho qualche considerazione da fare in merito.

Ricordiamo subito che questo incentivo – introdotto insieme ad altre misure da un Decreto Legge del 2017 – è stato pensato e finalizzato per favorire la crescita economica nel Mezzogiorno.

Una misura – affidata e gestita da Invitalia – per sostenere le nostre imprese del Sud Italia, per favorire i giovani ma anche quelli non più giovanissimi e con un contributo considerevole a fondo perduto.

A questo punto è lecito chiederci come stia funzionando e se abbia dato i risultati sperati.

La ribalta mediatica

La prima considerazione che faccio è che da un punto di vista mediatico è stata sostenuta in modo importante, favorendone una diffusione massiccia e originando tantissime richieste.

Fin qui una lettura assolutamente positiva.

Ma il punto è un altro. Il messaggio che è arrivato è stato quello corrispondente alla realtà dei fatti?

Con Elteide, il nostro acceleratore Industriale presente in Digital District, abbiamo ricevuto centinaia di domande.

Ogni volta che lanciamo una campagna su Resto al Sud, il riscontro è eccezionale.

Ma abbiamo toccato con mano anche quanto questa misura spesso sia stata travisata.

Sono troppe le persone che si propongono ma che non hanno le competenze e le caratteristiche giuste.

Questa tipologia di misure richiedono comunque standard imprenditoriali e capacità adeguate e a mio avviso nella fase di comunicazione andrebbe posto l’accento su questo aspetto imprescindibile.

Il rischio, infatti, che si è riproposto nella realtà dei fatti, è che su migliaia di richieste sono pochi quelli che arrivano all’obiettivo finale. I colloqui finali sono giustamente esigenti e penalizzano chi ha creduto in un’opportunità rispetto alla quale non è ancora pronto.

Indirizzare meglio i destinatari degli incentivi

In generale mi va di dire che quando si spinge mediaticamente su dei bandi, vada al contempo lavorato su una cultura imprenditoriale che soprattutto al Sud manca.

Si deve essere incisivi su quanto queste siano opportunità solo e soltanto se ci sono determinate competenze già alla base.

Resto comunque del parere che Resto al Sud sia un bando veramente interessante con una quota a fondo perduto determinante per chi comincia a fare impresa.

Ne abbiamo lavorati tantissimi di progetti in questi anni e vorremmo poterne portare ancora di più al risultato finale con l’aiuto di una preparazione a monte di chi ne fa richiesta.

L’importanza di trattenere le nuove generazioni al Sud

Questa misura ci sta particolarmente a cuore perché potrebbe aiutarci a contrastare il numero enorme di ragazzi che ogni anno vanno via dai nostri territori.

Secondo il rapporto annuale del 2019, curato dalla fondazione Migrantes, in dieci anni il numero di espatri è triplicato, passando da 39 mila nel 2008 a 117 mila nel 2018. E nel 40% dei casi parliamo di ragazzi tra 18 e 24 anni.

Non vogliamo un Sud sempre più svuotato dalla partenza di giovani e laureati, un Paese che cresce a metà è un Paese che non cresce nel suo complesso e qui in Digital lavoriamo ogni giorno per dare il nostro piccolo contributo su questo fronte.

Qualche dettaglio su Resto al Sud

Questo focus mi dà comunque l’opportunità di ricordare le caratteristiche di questa misura e che spero possano essere utili a chi ha un progetto da realizzare.

Resto al Sud è l’incentivo che sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali e libero professionali in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e anche nelle aree del cratere sismico del Centro Italia (Lazio, Marche, Umbria).

Da Gennaio 2021 è rivolto a chi ha un’età compresa tra i 18 e i 55 anni. E i fondi disponibili ammontano a 1 miliardo e 250 milioni di euro.

Non ci sono scadenze o graduatorie perchè le domande vengono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo.

Cosa finanzia?

  1. attività produttive nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura
  2. fornitura di servizi alle imprese e alle persone
  3. turismo
  4. attività libero professionali (sia in forma individuale che societaria)
  5. Sono escluse le attività agricole e il commercio

Resto al Sud copre fino al 100% delle spese, con un finanziamento massimo di 50.000 euro per ogni richiedente, che può arrivare fino a 200.000 euro nel caso di società composte da quattro soci.

Per le sole imprese esercitate in forma individuale, con un solo soggetto proponente, il finanziamento massimo è pari a 60.000 euro.

A supporto del fabbisogno di circolante, è previsto un ulteriore contributo a fondo perduto:

15.000 euro per le ditte individuali e le attività professionali svolte in forma individuale fino a un massimo di 40.000 euro per le società

Il contributo viene erogato al completamento del programma di spesa, contestualmente al saldo dei contributi concessi.

Quali sono le spese ammissibili?

  1. ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili (massimo 30% del programma di spesa)
  2. macchinari, impianti e attrezzature nuovi
  3. programmi informatici e servizi per le tecnologie, l’informazione e la telecomunicazione
  4. spese di gestione (materie prime, materiali di consumo, utenze, canoni di locazione, canoni di leasing, garanzie assicurative) – massimo 20% del programma di spesa
  5. Non sono ammissibili le spese di progettazione e promozionali, le spese per le consulenze e per il personale dipendente.

In bocca al lupo a tutti quelli che sono pronti e hanno le carte in regola per provare ad accedere a questo incentivo.

E sempre viva il nostro Mezzogiorno d’Italia.





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