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Social Media: 3 errori che bloccano la crescita delle tue pagine

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«Sui social si fa ancora troppa confusione tra ruoli e competenze», spiega Valentina Varlese, social media e content specialist di Insem. Valentina lavora con me da tantissimo tempo e ha una carriera piena di successi personali (Banzai e Ninja Marketing sono alcune delle aziende con cui ha collaborato).

L’ho ospitata sul mio blog per la sua grande conoscenza dell’universo dei social media e per offrire qualche consiglio utile alle PMI che hanno bisogno di divulgare i loro messaggi su questo canale. Ecco cosa ci racconta Valentina.

Social, tra opportunità e confusione

Secondo un report di PwC Italia Total Retail, il 46% degli italiani utilizza i social prima di fare un acquisto, per leggere recensioni, commenti e feedback. Eppure, sono poche le piccole e medie imprese che si strutturano per sfruttare al meglio i canali social. La maggior parte non riesce a superare alcuni dei pregiudizi duri a morire su questo strumento, come racconta Valentina:

«Il primo errore, che noto spesso nei clienti che si affidano a Insem, è pensare che sui social non sia necessario investire un buon budget. C’è ancora l’idea (sbagliata) che basti pubblicare un post per avere visualizzazioni e lead. C’è ancora chi pensa, per esempio, che l’advertising su Facebook si limiti a “mettere il post in evidenza”, mentre oggi lo scenario è totalmente cambiato, grazie a strumenti come il Business Manager».

Valentina gestisce molti clienti in Insem e ha potuto notare e correggere tanti comportamenti scorretti: 

«Un altro errore evidente è quello di chi pensa che bisogna seguire necessariamente il trend del momento. Per esempio, Instagram oggi è, a detta di tutti gli analisti, uno dei social che cresce di più. Tutti i clienti, allora, vogliono una strategia per Instagram. Peccato che per molti non abbia alcuna utilità, perché magari hanno business lontani dalla sensibilità degli utenti di quella piattaforma. Voler essere ovunque e seguire i trend, anche quando sono poco utili o controproducenti, è un altro “errore da matita blu” che molte aziende commettono».

Affidarsi a un’agenzia serve a poco (senza collaborazione)

C’è poi un altro errore sul quale Valentina si sofferma. È quello delle aziende che pensano di risolvere tutti i propri problemi di comunicazione, rivolgendosi esclusivamente al lavoro di un’agenzia esterna:

«Capita, per esempio, di lavorare con ristoratori che non informano le web agency di riferimento sui cambiamenti che apportano al menù, oppure che sono poco collaborativi nell’inviare fotografie e testimonianze dei clienti. Senza una buona collaborazione tra l’agenzia e l’azienda, il lavoro sui social non può portare a grossi risultati. Questo capita spesso perché le PMI, in genere quelle piccole, ma anche alcune medie, non hanno delle figure che conoscono un po’ di più il mondo social e che sappiano interfacciarsi con le agency a cui l’azienda si rivolge».

Le evoluzioni dei social media e la lotta ai “fuffologi”

Valentina ha vissuto da protagonista i cambiamenti avvenuti nel settore, che hanno influenzato il lavoro dei professionisti: 

«Rispetto a cinque anni fa, senza un buon investimento in advertising è inutile pensare di realizzare una strategia social per un’azienda. Inoltre, l’evoluzione degli strumenti ha portato alla nascita di tante figure diverse, ognuna specializzata in un campo. Chi fa contenuti non può coincidere con chi fa advertising: si tratta di ruoli e competenze diversi. C’è ancora troppa confusione, alimentata spesso da “fuffologi” che offrono di tutto, senza essere poi realmente competenti in un campo specifico».

Un mondo di fuffologi, nel quale non è sempre facile per un’azienda orientarsi e scegliere l’agenzia più adatta alle sue necessità: 

«Quello che consiglio sempre alle aziende è di imparare il più possibile. Come quando viaggi e ti informi sulla città che visiterai, così quando scegli di sfruttare i canali social devi prima studiare un po’ il settore, per capirci di più, ed evitare di restare vittima di truffatori. Non è necessario conoscere gli aspetti tecnici (non pretendo che un cliente conosca come funziona Business Manager o la differenza tra  cpm, cpa o cpc), ma che abbia le conoscenze minime per potersi orientare. Oppure, che abbia almeno una persona in azienda capace di leggere le offerte delle agenzie e interpretarle», conclude Valentina.

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