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Startup: smetti di nascondere queste 5 verità

La regola del successo è focalizzarsi sugli altri, restituire quanto si è ricevuto. È un po’ quello che ho imparato nella mia carriera e credo che sia una verità che tanti imprenditori possono condividere.

Quando inizi a fare impresa, il tuo focus sei tu e la tua realizzazione personale. Allora sei concentrato per realizzare il tuo sogno. Poi capisci che nel tuo “sogno” stai coinvolgendo tante persone e che quindi, non appartiene solo a te.

Andando avanti, comprendi poi che il tuo sogno include anche altra gente che è disposta a spendere soldi per acquistare il tuo prodotto o servizio. Allora il tuo desiderio di autorealizzazione si spinge sempre più all’esterno: sarai felice se sarai capace di creare felicità intorno a te.

Poi succede un’altra cosa ancora, che ti smuove dentro. Capisci che la tua realizzazione sarà più forte se permetterai ad altri di concretizzare la loro idea imprenditoriale. Ti immergi in altri progetti, li sostieni, li vedi crescere. È un po’ quello che succede a un padre con i figli: prima costruisce la propria vita, poi si impegna a rendere bella l’esistenza dei suoi ragazzi.

Allora ti dedichi ad aiutare le startup, metti il tuo denaro e il tuo tempo in progetti. Lo faccio già da qualche anno: oggi sono nel managament di Wordlz e ho investito anche in altre due startup, YOUNG e Full trading, (ne parlo qui se vuoi approfondire).

Cosa cerco di trasmettere loro?

Provo a spiegartelo in questo post dove racconto quali sono a mio avviso le cinque verità che ogni startupper dovrebbe conoscere.

 1. Se non modifichi il pensiero, non cambia la realtà

Uno startupper deve imparare a pensare in modo laterale. Farlo, significa soprattutto analizzare l’idea da ogni punto di vista. Saper girare intorno al progetto come se lo guardasse in 3D, valutandone tutti gli aspetti critici e soprattutto come possono essere risolti. Sembra facile a parole, ma è difficile nei fatti, ci sono tanti fattori, pregiudizi, come l’amore eccessivo per l’idea, che possono diventare ostacoli insormontabili.

Un’idea è come un palazzo: non serve a nulla edificarlo, se non sei capace di costruirci cose intorno per renderlo funzionale e ospitale. Queste cose si chiamano area di test, marketing, distribuzione, supporto al cliente ecc.

2. Non perdere di vista il business

Il problema degli startupper è quello che in fondo vive ogni imprenditore all’inizio. Pensa di fare tutto e si sente imbattibile. Invece ha solo energia e tempo limitati nell’arco di ogni giornata (come spiego qui).

Purtroppo fare troppe attività, come gestire i conti per esempio, allontanano la mente dell’imprenditore da quello che è il suo focus: ideare strategie, chiarire la sua vision, fare partnership. Agli startupper che seguo, consiglio di delegare appena possono altre attività a terzi.

Delegare non significa “perdere il polso” delle cose: devono avere una visione a 360 gradi sul business, per fare le scelte migliori.

3. Puntare in alto è sbagliato

Questa è un po’ una provocazione, ma nella mia esperienza imprenditoriale ho imparato che chi punta troppo in alto all’inizio, resta fermo sulle gambe. Faccio un esempio. Ci sono progetti che puntano subito a dei target molto alti (contratti con grosse multinazionali). Il problema è che quel tipo di cliente è lo stesso che ti guarda dall’alto in basso e può non farti crescere in modo organico (qualora riuscissi ad acquisirlo).

Quindi il mio consiglio è quello di puntare più in basso, iniziare da un cliente medio e approcciarsi a lui con qualità, valore e vantaggi (promozioni, sconti).

4. Non avrai tempo di creare relazioni

Il tempo per stabilire contatti e creare relazioni, specie con potenziali investitori, non è mai abbastanza. È un po’ un cane che si morde la coda: uno startupper non può pensare di essere in una settimana focalizzato sull’azienda, sull’acquisizione dei clienti e allo stesso tempo sulla ricerca di partnership e finanziamenti.

Per questo è necessario che si affianchi a una persona esperta che gli spiani un po’ la strada sul fronte delle relazioni, aiutandolo nella ricerca e selezione dei contatti.

5. Scalare è questione di automatismi

Meno sono i passaggi che l’utente (sia nel B2B che B2C) fa per accedere al prodotto o servizio, più questo diventa scalabile. L’automazione serve proprio a questo ed è strettamente collegata alla scalabilità di un progetto.

Uno startupper riesce a scalare quando in pochi click il software che ha ideato può essere integrato all’interno di altri sistemi e interagire con essi. Più difficile ottenere questo risultato con l’hardware, dove i costi di distribuzione e la velocità pesano molto sulla diffusione dell’idea su una scala più ampia.





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