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Startup di successo: le strategie di crescita di Slack e Spotify

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Oggi sono aziende con valutazioni miliardarie e milioni di utenti. Le strategie di crescita adottate da Slack e Spotify possono insegnare molto a chi vuole lanciare un business.

Imparare dai grandi (dai loro successi come dai loro errori) è il modo migliore e più veloce per conoscere strategie vincenti da adottare per la propria idea.

Per farlo, tuttavia, bisogna studiare, informarsi sui casi di successo. Per fortuna il web che facilita molto il processo e, soprattutto alcuni blog utilissimi, come Growthackers  (se non lo conosci ti consiglio di dare un’occhiata).

Da fonti come questa puoi imparare una marea di cose, che unite alla tua esperienza diretta sul campo (la teoria da sola non ti conduce da nessuna parte) diventano per te dei punti fermi.

Oggi ti facilito il compito di ricerca e in questo post ti racconto le strategie di crescita adottate da Slack e Spotify. Alcune ti sorprenderanno per la loro semplicità.

Slack: personal branding e design

Slack, la piattaforma che facilita il lavoro in team, ha una valutazione di più di sei miliardi di dollari, con oltre sei milioni di utenti attivi. E pensare che è stata lanciata pochi anni fa, nel 2013.

Quali sono alcune delle strategie che ha utilizzato per passare da zero a sei milioni così velocemente?

Innanzitutto, la crescita è stata favorita dalla credibilità del Ceo, Stewart Butterfield che non era di certo un signor nessuno: aveva già lanciato Flickr, il famoso servizio di photo sharing.

Pochi possono presentarsi agli investitori avendo un background alle spalle come quello di Butterfield. Tuttavia, adottare strategie di personal branding prima di lanciare un’idea di business può essere decisivo.

Ti parlo della mia esperienza personale, da quando ho iniziato a pubblicare con costanza le mie iniziative online, sui social e su questo blog, la mia credibilità presso i clienti e gli investitori si è rafforzata moltissimo.

Certo, ci deve essere sostanza, gettare fumo negli occhi non è utile e ogni informazione che posti deve corrispondere realmente al tuo profilo e alle tue competenze.

Alla credibilità del progetto, Slack ha saputo poi unire un design davvero impeccabile. Dai uno sguardo al programma e te ne renderai conto. Sapendo di non avere i migliori esperti di user experience nel team, Butterfield ha fatto una scelta che si è poi dimostrata decisiva: quella di affidare il lavoro a un’agenzia, MetaLab.

Su cosa ha puntato questa agenzia di design per rendere Slack unico? C’è un post molto interessante di Andrew Wilkinson, il Ceo di MetaLab, che ti consiglio di leggere per intero.

Ecco un passaggio che ho trovato molto interessante:

«Per catturare l’attenzione degli utenti in un mercato così affollatato, dovevamo trovare nuove soluzioni. I software realizzati da molte imprese assomigliano ad abiti da ballo degli anni Settanta, con abbondanza di grigi e blu. Iniziando dal logo, abbiamo pensato a un cannone spara coriandoli. Blu elettrico, giallo, porpora, verde,  uno schema di colori che faceva subito pensare a un videogioco e non a una piattaforma collaborativa».

Personal branding e un design eccellente sono solo alcuni degli “hack” su cui Slack ha puntato. Strategie che si sono rivelate di successo sono anche state quelle di proporre un modello freemium pienamente soddisfacente e funzionate per gli utenti, un ambiente distensivo ricco di frasi motivanti, l’abbondanza di tutorial per ogni nuova feature introdotta, l’idea originaria del team di puntare su poche funzioni e migliorarle costantemente.

E soprattutto la strategia di utilizzare i canali digital (soprattutto Twitter e via email) per rispondere a tutte le richieste e i feedback degli utenti –  Slack ha risposto nei primi anni di vita a circa 8mila ticket degli utenti e a ha replicato a 10mila tweet al mese.

Spotify: beta tester selezionati e una strategia di lancio furba

Numeri incredibili anche per Spotify, la piattaforma di streaming musicale più famosa al mondo. Recentemente quotata in Borsa, ha un valore di mercato di 26 miliardi e 170 milioni di utenti attivi mensili.

Anche Daniel Ek, il Ceo, si è servito all’inizio di alcune strategie di crescita che poi si sono rivelate vincenti.

La prima è quella che ha adottato nella fase di lancio del progetto. Ek ha scelto di invitare pochi utenti selezionati, tra cui soprattutto giornalisti e influencer del settore musicale. Una mossa furba che andava in due direzioni, far scattare il passaparola e far crescere l’attesa per il progetto.

Allo stesso tempo, la versione beta gli consentiva di raccogliere i primi feedback e correggere gli errori in corsa. Geniale, non trovi? La strategia ha avuto successo, tanto che è stata ripetuta in tutti i Paesi in cui è stato lanciato il servizio.

Questa strategia ha avuto un effetto diretto sulla crescita dell’attesa della piattaforma in America, un mercato complesso da conquistare per la piattaforma nata in Svezia. In questo caso Ek è stato maestro nel timing, il lancio in Europa aveva già fatto crescere la curiosità per il servizio.

Il founder decide allora di cavalcare questo clima di suspence in America, mentre tutti i giornali parlavano di Spotify come una delle migliori app musicali, nessuno poteva ancora usarla. Pensare che molti per aggirare gli ostacoli utilizzavano server in UK per provarla.

Quando il clima era diventato incandescente Ek decide di lanciare il servizio. Risultato: milioni di iscrizioni nel primo giorno di disponibilità dell’app sul mercato.

Questi sono solo alcuni degli hack di Spotify. L’integrazione facile con i social per favorire la condivisione delle tracklist, un modello di business capace di trovare una terza via tra iTunes e la pirateria. la capacità di mettere d’accordo case discografiche e artisti, ne sono solo un esempio.

Hai altre case history interessanti da proporre? Scrivimi e le analizzerò sul blog.

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