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5 errori che gli startupper in gamba non fanno due volte

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Cos’è una startup se non la strada compiuta da un team di persone per ricercare un modello di business, fallire e riprovare?

I più grandi del business non fanno che ribadirlo e gli startupper di tutto il mondo farebbero bene a tenerlo presente, sempre. Elon Musk ha detto, per esempio: “Il fallimento è un’opzione da considerare. Se non fallisci non stai innovando abbastanza”.

Se stai cercando di aprire una startup, sappi quindi che il successo è sinonimo di fallimento. E che anche le realtà che sembrano più forti – è l’esempio di Mosaicoon, che recentemente ha portato i libri in tribunale dopo dieci anni sulla cresta dell’onda – in realtà sono soggette al fallimento.

Un progetto può andare male dal punto di vista finanziario, ma essere un successo per i suoi fondatori. So di cosa parlo, ho trascorso gli ultimi venti anni a investire in startup innovative: da una caduta si nasce più forti, con spalle più larghe e con un bagaglio di esperienze che nessuna altra attività professionale può offrirti.

Bisogna però essere intelligenti e furbi a fare una cosa importante: guardarsi dietro, analizzare cosa è andato storto, assumersi le proprie responsabilità e imparare dai propri errori.

Scopriamone cinque che gli startupper in gamba non commettono due volte.

Innamorarsi di un’idea

È il primo e il più importante errore di uno startupper: credere che la propria idea sia perfetta, anche se non ha ricevuto alcuna validazione. Lo spiega secondo me benissimo John Greathouse, imprenditore seriale, professore alla Università di California Santa Barbara, su un articolo che ho letto recentemente su Forbes:

«Le idee non hanno alcun valore, mentre una execution magistrale non ha prezzo. Puoi creare valore solo lavorando sodo e diligentemente. Commercializzare un’idea richiede la definizione e la validazione di una value proposition che sia economicamente praticabile. Devi dimostrare che c’è un numero sostanzioso di persone disponibili a pagare di più per la tua soluzione di quanto ti costi fornirla».

La semplice, brutale verità.

Brevetti e proprietà intellettuale: uno startupper non va mai di fretta

Come ti sarà chiaro a questo punto, se pensi di aver avuto un’idea geniale ma non hai ancora cominciato a lavorarci, né a validarla, è perfettamente inutile sprecare tempo e soldi per proteggere una proprietà intellettuale quando ancora non è chiaro nemmeno a te in cosa consiste il tuo business.

In generale, non aver paura di condividere con gli altri la tua idea, per migliorarla, perfezionarla o cambiarla del tutto. Parlane anzi il più possibile: nessuno può “rubartela”.

Quando il tuo business comincia a ingranare, solo allora valuta se è il caso di registrare un brevetto o meno.

Non pensare sul lungo periodo

Hai creato il prodotto/servizio, hai cominciato a ottenere feedback positivi, i clienti cominciano ad arrivare e a crescere. Sei arrivato? Ovviamente no.

Bisogna imparare a costruire su questo primo successo. Imparando a capire la differenza tra prodotto e business:

«Un prodotto risolve un bisogno individuale, ma un vero business crea qualcosa per cui i consumatori torneranno, ancora e ancora».

Per capire se hai per le mani un prodotto o un vero business devi chiederti: la tua fonte di entrate va al di là dell’acquisto iniziale da parte di un consumatore? Tornerà dopo il primo acquisto? Dove vedi la tua attività tra tre o cinque anni?

Promettere troppo (e in generale non dare la giusta attenzione ai numeri)

È ovvio che un potenziale venture cerca di far soldi sulla tua startup. Nessuno fa degli investimenti su di te perché sei un tipo smart. Detto questo, devi imparare a quantificare quanto puoi offrire in ritorno nel breve, medio e lungo periodo.

Tra gli errori degli startupper c’è quello di promettere più di quanto si possa mantenere. “Venderò, tra un anno, prodotti per un milione di euro”. E poi magari ti fermi a 750mila e sei costretto a chiedere scusa. Meglio promettere 500mila e arrivare a 750.

In generale, quando parli di numeri e metriche, devi tenere a mente una cosa. Il valore che dici di offrire, la cifra che mostri al potenziale investitore, deve mostrare un ragionamento sensato: è questo il valore che offri, non tanto il numero in sé. Più che alla cifra, un investitore è interessato a capire se c’è dietro una strategia per arrivarci.

Non delegare

Il team è forse più importante del prodotto stesso. Un imprenditore di successo si conosce, sa perfettamente quali sono i propri limiti e dove è più bravo. O almeno dovrebbe.

Questo vuol dire che devi imparare a delegare. Ancora meglio: devi imparare a lavorare in team, dando fiducia a chi ha competenze che tu non hai.

Ti spiego anche perché è meglio per una startup evitare di esternalizzare e mantenere all’interno del team tutte le mansioni necessarie. I due asset principali di un imprenditore sono il tempo e il denaro. Esternalizzare può risultare uno spreco di entrambi. Questo, (1), perché pagare un consulente può essere dispendioso e, (2), perché devi trascorrere del tempo per far entrare quella persona nel tuo contesto aziendale, formandolo.

Tempo che inevitabilmente andrà perduto quando quel consulente si occuperà d’altro.

Bonus: Impara anche dagli errori degli altri

Tra le frasi sul successo che preferisco e che invito tutti gli startupper a imparare a memoria c’è questa:

Impara dagli errori degli altri: non vivrai abbastanza a lungo da commetterli tutti in prima persona”.

–  Eleanor Roosevelt

Se vuoi creare una startup, devi appassionarti al settore. Non puoi restartene chiuso in  casa nel tuo piccolo mondo. Partecipa agli eventi, leggi le storie di chi ce l’ha fatta, ma anche di chi ha fallito, contatta, coinvolgi, crea amicizie. L’innovazione nasce quando si conosce l’esigenza di una comunità, non quella che hai nella tua testa.





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