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Venti anni di carriera. Quale è stato il momento più felice?

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Anche le persone come me che guardano sempre e solo avanti, a volte devono fermarsi per voltarsi e ricordare cosa hanno alle spalle.

Tornare indietro è un esercizio importante per chi fa impresa. Ti fa analizzare con più distacco il percorso che hai fatto per tirarne fuori qualche insegnamento e perché no qualche soddisfazione. Quelle che durante la corsa difficilmente riesci a goderti.

Questo è stato un po’ l’anno dei bilanci.

Quello della pandemia, quello dei primi dieci anni di Insem e anche quello dei miei primi 20 anni di carriera.

Qualcuno mi ha chiesto di raccontare quale sia stato il momento migliore della mia carriera, quello da inserire nella categoria “the best” e mi sono accorto che non riuscivo a trovarlo.

Ho impiegato 3 giorni per sceglierlo.

Sono stati troppi i momenti felici e non riuscivo a trovarne uno?

Se sei un imprenditore le difficoltà, le paure, gli imprevisti sono sicuramente le situazioni più frequenti che devi affrontare. Lì sarebbe più facile scavare e cominciare a stilare una lista bella lunga.

Quelli felici ci sono, ma per me che vivo in modo poco catartico le esperienze della vita, privata e professionale, non è semplice “sentirli” in modo immediato.

Il cambiamento

So per certo che amo i cambiamenti, i passaggi di frontiera, le novità continue e avvincenti. E’ lo spirito con il quale lavoro da sempre, la mia porta magica verso la crescita e il successo.

Non riesco a godermi l’attimo del traguardo che già penso al successivo da raggiungere.

Non riesco a stappare la bottiglia, senza già avere nella mente un nuovo obiettivo.

Come vi ho già raccontato nel mio Blog questo modo di vivere l’impresa mi ha aiutato tanto anche in questo lungo anno di pandemia che ancora non vede la fine.

Essere stato messo alla prova, come tutti, da un cambiamento così epocale nel modo di vivere, di proporsi ai clienti, di offrire servizi, e soprattutto di utilizzare la tecnologia, mi ha regalato un’adrenalina e un’energia tali da permetterci di non fermarci e di reinventarci.

In questo percorso mentale, ho trovato il mio momento “più felice” di questi 20 anni.

Una stanza, una scrivania e una sedia

La scelta del mio momento più felice nasce da un’immagine che tengo sempre bene a mente.

Quella della mia partenza. I miei primi passi nell’universo digitale.

No, non ho cominciato in un garage come Steve Jobs. Ma quando raggiungi degli obiettivi importanti, tutti gli inizi, i primi spazi che hai occupato, i primi pc che hai comprato, acquistano un fascino e un significato nel tuo percorso.

La mia era una stanza in un appartamento al primo piano, solo una stanza con una scrivania e quando sei in quel posto, per quanto possa piacerti sognare, non puoi credere e immaginare che un giorno quella stanza possa diventare uno spazio di 1000 mq popolato da quasi un centinaio di collaboratori e consulenti.

Se penso a quell’immagine il mio momento più felice è datato Aprile 2017. Il momento in cui abbiamo occupato la nuova sede di Insem e delle prime nuove start up che cominciavano a nascere nel nostro vivaio.

Il Taglio del nastro nella nuova sede di Marcianise

Quel giorno mi ha dato veramente il senso di un traguardo segnato, di un nastro che si taglia e che si tira dietro un applauso. Decisamente un momento felice, il più felice. Abbiamo lasciato la sede di Insem di Casalnuovo di cui ero comunque molto contento e che amavo tantissimo, ma si cambiava per prendere possesso di un vero sogno.

Uffici nuovi, curati nei dettagli e che – attraverso i loro spazi e la loro organizzazione – davano il senso all’intero progetto.

Non solo un’azienda ma un distretto. Un luogo di contaminazione dove potessero vivere e convivere idee e imprese tecnologiche. Dove si potessero incontrare persone in gamba, capaci, con l’obiettivo comune di essere parte di un primo vero distretto tecnologico in Campania, nato dalla caparbietà di un imprenditore e non delle istituzioni.

Quella giornata è riuscita a concentrare tutte le piccole felicità realizzate negli anni precedenti.

Un evento simbolico

La festa che ne è conseguita non è stata indimenticabile solo per il senso di condivisione, per l’euforia e per il divertimento.

È stato per me più di un evento inaugurale. Un passaggio verso la concretezza del sogno. Il disegno reale davanti ai miei occhi che tante volte avevo immaginato.

La mia voglia di cambiamento non si è appagata, ma ho messo le fondamenta per una crescita più solida nella forma e nella sostanza. Qualche mese fa, infatti, abbiamo inaugurato nuovi spazi all’interno del distretto che ormai accoglie 15 start up e nuovi collaboratori.

Pensateci qualche volta ai momenti più felici della vostra carriera.

È un pensiero che vi restituirà nuove energie e senso di gratitudine per il tempo speso bene e per le persone che vi hanno affiancato nel vostro percorso. Un percorso che non vede mai una fine e che per me assomiglia tanto alla storica Route 66, mentre la percorri non vedi limiti ma durante il tragitto ti circondi di tanta bellezza e fatica.

 





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