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Vuoi abbandonare il tuo business? Ecco come capire se è giusto farlo

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Sai quante volte i founder di Airbnb si sono visti chiudere le porte in faccia dagli investitori? Ben sette volte, fino a trovare i venture disposti a mettere i primi soldi nella loro startup. Ne parla lo stesso Chesky in un post su Medium di qualche anno fa che ti consiglio di leggere.

La storia del business è piena di gente che ha dovuto superare tanti ostacoli e che è riuscita solo con determinazione e perseveranza a riuscirci. Un altro esempio indicativo è quello di Microsoft che ha fallito due volte con Windows, quattro con Word e tre con Excel, prima di trovare la formula del successo del suo pacchetto Office.

Tutto molto bello, senza dubbio, ma bisogna dire che allo stesso modo la storia del business è piena di persone che hanno provato, hanno messo tanta buona volontà e coraggio, e tuttavia, non sono riusciti a portare a compimento il loro sogno.

Allora qual è il confine tra il mollare e il perseverare?

L’eroica battaglia contro tutto e tutti

Questa è una domanda a cui nessun imprenditore vorrebbe mai rispondere. Mollare un progetto verso il quale non si hanno più motivazioni, è facile per un manager, che può riciclarsi facilmente in un’altra attività. Mentre diventa un colpo al cuore per un imprenditore che ha sposato a pieno la sua mission e farebbe a meno di tutto, tranne che di credere ancora alla sua idea.

Ne ho visti tanti di imprenditori sofferenti che continuano un’eroica battaglia contro tutto e tutti, per diversi motivi: non vedono alternative oppure non sono capaci di crearne di nuove.

In fondo, chi può biasimarli? Abbandonare un business è una cosa che può avere conseguenze sulla salute mentale e fisica dell’imprenditore.

Allora come fare a capire quando perseverare o gettare la spugna?

A caccia di una soluzione per il tuo business

Anche nella mia carriera ci sono stati momenti in cui ho dovuto abbandonare delle attività o altri in cui le difficoltà mi hanno motivato ancora di più ad andare avanti.

In quei momenti, in cui sembrava mi mancassero le forze e il carattere, mi sono sempre fatto una domanda, cercando di dare una risposta nel più breve tempo possibile:

“C’è una soluzione?”

Per mia natura, credo che una soluzione ci sia sempre, dopotutto anche un fallimento può essere la soluzione a un problema, per ripartire meglio di prima. Prima di tirare i remi in barca mi sono sempre chiesto se esistesse una soluzione, quella che ti consente magari di svoltare. E quasi sempre la chiave di volta non è nei soldi: più capitale = più problemi, molto spesso!

Le soluzioni a un problema possono essere infinite. Spesso, la soluzione a una crisi è proprio quella di farsi da parte, magari affidandosi a un manager più esperto. Altre volte la soluzione è cercare di sfruttare tutta la rete di conoscenze che hai acquisito per tenere la barca a galla.

Quando provi la soluzione e non funziona?

Tuttavia, una soluzione può essere illusoria. Magari stai pure crescendo di nuovo, e poi ripiombi nel baratro. Quando hai capito che anche la tua ultima soluzione è fallimentare, allora è il momento giusto di fermarti.

Fermarsi non significa, tuttavia, buttare tutto il lavoro alle ortiche. Magari ti renderai conto, come è successo anche a me, che un ramo dell’azienda è più fertile rispetto a un altro, allora è proprio da lì che dovrai ripartire, magari aprendo una nuova azienda.

Questa è l’attitudine positiva che ti consente di fare una grande distinzione tra un fallimento giuridico e il fallimento della tua vita. Un’azienda può anche andare male, ma se tu hai la giusta attitudine nella vita, riuscirai a ripartire, facendo tesoro di quello che hai appreso.





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